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Lo confesso. Segni, brigadiere.

“In data xx/xx/20xx, il qui presente Giovanni Mario Pisanu, nato a Sassari il xx/xx/19xx, intratteneva conversazione telefonica con Tizio X. Discutendo di comune conoscenza, apostrofava quest’ultima come “mafiosa”, con chiaro riferimento alla di questi origine sicula. A seguito del suddetto non-reato, seguirà pubblico sputtanamento sui giornali e crocefissione in sala mensa. Aggravante per omofobia non applicabile alla presente fattispecie”. Letto, approvato e sottoscritto. Perché l’ho fatto? Non saprei dirlo. Odio la Sicilia? Per nulla. L’ho visitata più volte, e più volte mi sono fatto irretire da quel miracoloso alveare di contorsioni barocche e mari adamantini. Ahah, allora odi i siciliani, razzistone. Al contrario. La mia tempra sarda, per quel che ne rimane, ben si sposa col siciliano medio: un terrone caloroso e generoso ma parco di parole quanto basta. Eppoi i dolci. E la Magna. E mangiare nella Magna. Ma niente paura: ho precedenti illustri.

La calunnia è un venticello. Qualche anno fa, il Re senza corona e senza scorta, Vittorio Emanuele, impreca al telefono contro i sardi. Un meccanico di Porto Cervo gli ha infatti appena rifiutato una dilazione di pagamento: avendo schivato l’inculata, viene per contrappasso bollato come incula-pecore. Woodcock e co. spiattellano tutto. Titoloni e orde di bandiere sventolanti quattro mori. E dire che in Sardegna vinse la monarchia.

La calunnia è un venticello. Claudio Lotito, chiacchierato presidente della Lazio, si augura in privato che il Carpi e il Frosinone non vadano in serie A, pena uno scadimento nell’appeal del nostro massimo campionato. Il ragionamento non fa una grinza: se Chievo, Frosinone, Carpi e Sassuolo, sommati, non raggiungono la metà dei potenziali spettatori del Bari (in serie B), un problema in sede di vendita dei diritti ci sarà. Tutto troppo lineare, siamo in Italia, che diamine: il paese dove, per dirla con Flaiano, la linea più veloce tra due punti non è la retta ma l’arabesco. Privi di ogni sense of humour, alcuni giornalisti paventano complotti ai danni del potente e temibile Carpi (sic!), seguiti a coda dai politici: perché, se non ti adegui alla caccia alle streghe, tu stesso sei una strega. Ed eccoci ai giorni nostri.

La calunnia è un venticello. Il povero (mica tanto) Letta, fresco vincitore della lotteria post-elettorale, viene scippato del campanellino da quel furbo di tre cotte che Renzi è. Non avendo letto bene Darwin e Machiavelli, Letta si convince di aver subito un sopruso e se ne va col broncio a insegnare politica ai francesi. È un suo diritto. Ma, tanto per chiarirci: chi meglio di lui può spiegarci la House of Cards in salsa italiana? Un politico che, terzo alle primarie del 2007 (dopo Rosi Bindi!), ascende al soglio di Palazzo Chigi per intercessione dello Spirito Santo (che procede dallo Zio e dal Nipote)? Ha proprio ragione: le parole di Renzi si commentano da sole, basta rileggerle alla lettera: LETTA-NON-È-CAPACE.

La calunnia è un venticello. Notizia fresca di giornata: il presidente della Sicilia Crocetta si autosospende perché pare che il suo medico personale abbia inveito contro Borsellino al telefono senza che egli lo redarguisse. La nuova fattispecie di non-reato, l’intercettazione muta, consente quel salto di qualità che tutti chiedevamo. D’ora in poi, dunque, non basterà badare a ciò che si dice in privato: bisognerà essere lesti a replicare ad amici un po’ sventati prima che questi riattacchino, pena la fine della propria carriera politica. In compenso, si potranno comporre giunte da 37 assessori o generare buchi di bilancio da 8 miliardi senza problemi. Paradossi di uno Stato dove l’Etica viene confusa con la Giustizia.

P.S. Come al solito, prima di postare dò una rapida rilettura all’articolo, a scanso di refusi. Mamma mia! Ma sono proprio io quel mostro che dava dei mafioso ai siciliani? E quel Re, come si permette di darci dei zoofili? Povero Letta, povero Borsellino: per penitenza, cagherò bandiera e tiferò Carpi.

P.P.S. Sbatto la testa su uno spigolo, rinsavisco e mi chiedo: possibile che in Italia la vittoria abbia mille padri ma le soffiate dai tribunali siano sempre orfane? Ma soprattutto: chi sorveglierà i sorveglianti? È una domanda che ronza da duemila anni, sempre attuale.

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