Tutto passa dalla rappresentanza europea

C’è un gran cicaleggio su Grecia, Europa, austerity e no-euro, ma si sa, del cicaleggio possiamo farne a meno, delle polemiche anche, e tentare una via più ardua ma più promettente: proporre il futuro. Umile. Sì, lo so. Ma per rimestare sulle ferite c’è stato tempo, e ce ne sarà fin troppo in futuro, e a ogni tranche di pagamento del debito che la Grecia dovrà a ECB, IMF e ai cittadini di mezzo continente sarà un’altra occasione di gridare OXI in piazza o al complotto plutocratico del neoliberismo imperante, così come sarà utile ricordare che così l’Europa non funziona e non funzionerà mai. Ora parliamo d’altro. O meglio, di un aspetto di cui non si occupa nessuno perché noioso, apparentemente inutile e molto politico.

Scriveva su questo blog il buon Alberto che la via sono gli Stati Uniti d’Europa. E quei venti lettori che ci seguono assiduamente avranno oramai capito che l’Europa per noi è il futuro. Il problema è raggiungerlo. Mettiamo un piede dopo l’altro senza rischio d’inciampo: ogni Parlamento esistente, passato e trapassato è stato il luogo d’incontro di forze di rappresentanza dei cittadini. Ogni partito è stato un’organizzazione più o meno strutturata di rappresentanza d’interessi, nel bene e nel male.

La domanda che si pone è: il Parlamento Europeo ci rappresenta come cittadini europei? No. No secco? No secco, e per diversi motivi: i gruppi parlamentari europei non sono proiezione del voto, ma accozzaglia di partiti e partitelli che si uniscono intorno a un comune sentire, ma non per forza a un comune programma, né tantomeno a interessi condivisi; tutti i gruppi parlamentari hanno proposto un candidato alla Commissione, ma la scelta è stata interna e mai condivisa con i cittadini (resta invariata la rilevanza storica dei dibattiti tra candidati a cui abbiamo assistito l’anno passato); la Commissione viene creata sulla base della negoziazione tra Governi e confermata da un Parlamento costituito da gruppi che sono negoziazioni tra partiti – in breve, una democrazia ultra-indiretta. E badate che sono orgogliosamente contrario alla democrazia diretta, un tribunale del popolo o poco più, ma un sistema simile non può che implodere: non è questione di politica fiscale comune (fondamentale, certo), ma della narrativa resuscitata in piazza Syntagma che recita “un popolo contro lo strapotere dell’Impero europeo”. Ed è qui che mi chiedo: i popoli europei si sentono rappresentati a Bruxelles? Che domanda stupida e fondamentale! E allora ecco che le riforme sono rigettate perché considerate “esterne”, “eterodirette”, “dannose al popolo”, ecco che l’Europa non può prendere decisioni perché ogni popolo ha le sue richieste e i suoi interessi, ecco che non esisterà mai politica comune perché non sarà mai un Parlamento comunemente percepito come tale a votarla.

Ora, dato che indietro non si torna, propongo due punti: il primo, l’abolizione dei gruppi parlamentari europei come accozzaglia di partiti e apertura a veri movimenti transnazionali, che possano essere votati come unico soggetto dalla Finlandia alla Grecia, dalla Slovacchia al Portogallo; il secondo, invece di ipotizzare fantomatiche politiche fiscali comuni, debito unico e via dicendo, proponiamone alcune frazioni da mettere in comune: una social security europea per chi perde il lavoro, ad esempio. Oppure riconsideriamo la proposta avanzata su Politico.eu da Guy Verhofstadt.

Tante, troppe proposte, ma siamo sempre lì: tutto passa dalla rappresentanza degli interessi, e non tanto perché no taxation without representation è il contratto sociale di ogni società democratica e liberale contemporanea, quanto perché a nessun uomo o donna dovrebbe essere imposta una qualunque decisione senza alcuna possibilità di espressione vera. Formalmente noi votiamo i nostri rappresentanti europei, nella sostanza non ne indirizziamo le politiche: partiamo da lì per la nuova Europa, e non dalle vicendevoli accuse di debiti non pagati, grazie.

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3 pensieri su “Tutto passa dalla rappresentanza europea

    1. La Troika ha potere perché non c’è un potere politico che faccia da contraltare. A questo aggiungo: che la troika non divenga la scusa di tutti per non cambiare quel che non funziona, sport nazionale molto praticato anche alle nostre latitudini (non con la troika, ma con mille altri capri espiatori)

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