A Vienna si fa la storia

Iran

Dopo circa 13 anni di trattative e di isolamento diplomatico internazionale, all’alba del 14 luglio 2015 è stato finalmente firmato a Vienna un accordo con l’Iran sul nucleare. Prima di descrivere in dettaglio i punti chiave dell’accordo, ritengo sia necessario fare una breve introduzione storica di come si è arrivati a questa situazione.

Tutto cominciò quando ancora l’Iran era chiamato Persia e vi regnava lo Shah Reza Pahlavi, negli anni ’50: quest’ultimo chiese, ed ottenne, da Francia, Germania e Stati Uniti le tecnologie necessarie per la costruzione dei primi impianti nucleari a scopo civile; tutto però cambiò con la rivoluzione iraniana e la conquista del potere da parte dell’Ayatollah Khomeini. Una volta salito al potere, l’Ayatollah ruppe qualsiasi relazione con l’occidente, compresa la cooperazione per costruire centrali nucleari, ma nel 1995 fu firmato un accordo con la Russia per la ripresa della costruzione delle centrali. A seguito di ciò, gli Stati Uniti scoprirono che l’Iran stava costruendo impianti segreti per l’arricchimento dell’uranio, ed inviarono perciò degli ispettori su mandato ONU per verificare la veridicità di ciò, dato che l’Iran non aveva firmato il protocollo aggiuntivo al Trattato di non proliferazione nucleare relativo all’uso militare dell’uranio. Questa crisi con l’Iran divenne successivamente oggetto di discussioni fra il gruppo dei P5+1 (USA, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania), che nel febbraio 2007 ha portato alla votazione di sanzioni contro l’Iran in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU, accompagnate da minacce diplomatiche da parte statunitense. Di controparte, l’Iran ha dichiarato che sarebbe stato costretto a lasciare il Trattato nel caso in cui avesse ricevuto ulteriori pressioni.
Nel 2013 Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Carter, ha annunciato che gli Stati Uniti dovevano prepararsi ad un eventuale confronto militare con l’Iran, ma il 2 febbraio 2013 Joe Biden, vicepresidente degli USA, affermò alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco che l’amministrazione Obama era pronta ad iniziare incontri con l’Iran per risolvere diplomaticamente la questione. Il 17 giugno, con l’elezione di Rohani alla presidenza, l’Iran accettò e da lì cominciarono le trattative che si sono concluse oggi, con un’eccellente prova di efficienza della diplomazia europea per mezzo della sua Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune, Federica Mogherini.

Vediamo ora brevemente cosa prevede l’accordo:

  1. Limitare l’arricchimento dell’uranio

L’obiettivo principale è porre restrizioni per garantire che il break-out (tempo necessario per produrre uranio arricchito per produrre una bomba atomica) sia di almeno un anno
Le attività per l’arricchimento dell’uranio saranno limitate per determinati periodi e avranno sede nella sola struttura di Natanz.

2. Attività di ricerca e sviluppo

Le attività di ricerca e sviluppo proseguiranno secondo modalità concordate. Per gli Usa devono essere limitate per almeno 10 anni. In più, il sito sotterraneo di Fordow sarà trasformato da sito per l’arricchimento dell’uranio in centro di ricerca sull’energia nucleare.

3. Limitare e regolare la produzione di plutonio

Il plutonio è l’altro materiale fissile che, assieme all’uranio, può essere utilizzato per fabbricare bombe atomiche. L’accordo di Vienna prevede che il reattore della centrale di Arak sarà modificato per non produrre più plutonio per scopi militari

4. Rafforzare le ispezioni

È il punto più controverso dell’intero accordo poiché l’Iran ne da una interpretazione meno ristretta: viene previsto un regime rafforzato di ispezioni che sarà in vigore per tutta la durata dell’accordo. Misure saranno concordate per monitorare l’accordo, compresa l’applicazione del Protocollo aggiuntivo dell’Aiea (Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica) finalizzato ad ulteriori verifiche da parte di quest’ultima, finora firmato da 125 Paesi tra cui anche l’Iran, che figura però nella lista dei 21 che ancora non l’hanno applicato. L’Iran, infatti non accetta che il Protocollo sia interpretato in modo che l’Aiea possa estendere le ispezioni anche ai siti militari e interrogare gli scienziati nucleari.
Infatti, l’AIEA potrà anche verificare in un periodo di 20 anni le centrifughe e nell’arco di 25 anni la produzione concentrata di uranio

5. Rimuovere le sanzioni

L’obiettivo maggiore per gli iraniani era ottenere la rimozione delle sanzioni ONU, americane ed europee, che frenavano lo sviluppo del paese. Le sanzioni adottate dall’UE e dagli USA nel settore della finanza, del trasporto e dell’energia saranno rimosse una volta che l’Iran avrà assolto i suoi obblighi, posto una verifica della AIEA (circa inizio 2016); la stessa procedura sarà seguita per rimuovere le 6 risoluzioni approvati dal Consiglio di sicurezza dell’ONU nel 2006.
Questo è l’altro nodo spinoso dei negoziati: per gli Usa le proprie sanzioni e quelle Ue saranno solo “sospese” dopo la verifica dell’AIEA su tutti i passi compiuti dall’Iran, e potranno tornare in vigore in caso di inadempienze. Khamenei, sostenendo che l’AIEA ha mostrato più volte di non essere indipendente, ha chiarito che tutte le sanzioni economiche devono essere revocate con la firma, le altre con una ragionevole tabella di marcia.

5. Mantenere l’embargo sulle armi

Le sanzioni relative ai missili balistici e ad altre importazioni di armi offensive saranno ancora in vigore. Il trasferimento di altro materiale sensibile che potrebbe contribuire ad un ulteriore sviluppo del programma balistico iraniano sarà vietato per altri 8 anno, a meno che non vi sia una specifica autorizzazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Sebbene questo accordo sia in vigore sul piano internazionale, dovrà affrontare ben presto una votazione nel Senato degli Stati Uniti (come previsto dalla Costituzione) a maggioranza repubblicana, i quali si erano detti sin dal 2006 contro qualsiasi accordo. Nel mentre, Benjamin Netanyahu, Primo Ministro d’Israele, ha definito questo accordo “un errore madornale e storico”, addirittura creando un account su twitter e twittando in farsi (la lingua iraniana):

Netanyahu
“Con la continuazione dello show del compromesso con l’Iran, la via iraniana per ottenere il nucleare è spianata; in più gli si danno milioni di dollari per continuare con il terrorismo e invasioni”

Ora sta al Senato degli Stati Uniti dire la sua: permettetemi di sottolineare come la diplomazia europea e la sua politica estera, se comune, possa ottenere grandi risultati, pur con le limitazioni impostele dai trattati. Che sia l’ora di un nuovo corso nelle relazioni internazionali e nei rapporti Occidente-Iran? Staremo a vedere.

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Un pensiero su “A Vienna si fa la storia

  1. Pingback: Cuba, Iran, multilateralismo e successi: la politica estera di Obama | Liberali da strapazzo

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