The importance of being earnest (soprattutto se si mette le mani sulla banca centrale greca)

Nel momento in cui scriviamo l’ipotesi di una uscita dalla Grecia sembra allontanarsi: con una mossa di cui tuttora fatichiamo a cogliere la visione strategica, Tsipras ha rifiutato un accordo che avrebbe portato l’economia in recessione, costringendo ad ulteriori tagli alla spesa pubblica e indetto un referendum; così facendo ha scatenato il panico che ha fatto tracollare turismo e domanda interna, portando il paese in recessione e costringendo così ad un accordo coi creditori che prevedesse ulteriori tagli alla spesa pubblica.

In ogni caso, i giochi non sono ancora conclusi e pare pertanto opportuno valutare cosa sarebbe succederebbe in caso di una Grexit

Non sono stati pochi i commentatori della grande stampa finanziaria internazionale, infatti, a sostenere che un’uscita dall’Euro sarebbe conveniente per il paese ellenico: l’argomentazione, in sostanza, è che un dafault controllato, combinato con la libertà dagli avanzi primari richiesti dalla troika e da una svalutazione della Dracma produrrebbe uno scenario favorevole per l’economia greca.

Ci sembra però che tali argomenti, probabilmente non scorretti in termini astratti, vadano ponderati con considerazioni per così dire di psicologia sociale, per valutarne le concrete possibilità di attuazione.

Lo scenario che ci sembra venga assunto è all’incirca il seguente: uscito dall’euro, dopo un default, ragionevolmente solo con i creditori istituzionali per poter ritornare sui mercati dopo un paio di anni, il governo greco dovrebbe proclamare una Banca centrale indipendente,con un target di inflazione al 2%, e aumenti a pensioni e dipendenti pubblici solo per parificare gli stipendi\pensioni con il potere d’acquisto. In seguito, i conti pubblici andrebbero tenuti sotto stretto controllo fintanto che Atene resta fuori dai mercati e, possibilmente, dovrebbero essere avviate alcune riforme strutturali che convincano gli investitori a finanziarli a tassi ragionevoli quando vi ritornerà.

Questo scenario descrive però l’uscita dall’area Euro di un paese dall’animo forgiato da una prolungata ascesi nella morale giansenistico-calvinista, cioè, se il lettore ci permette la semplificazione antropologica, grossomodo l’opposto della Grecia che, salvo innesti last minute di etica weberiana, si caratterizza per alcuni secoli di inadempienza fiscale e cazzoneria contabile.

Pare dunque più ragionevole prefigurare per un’eventuale Grecia fuori dall’Euro uno scenario di tipo argentino: impossibilitata a finanziarsi sui mercati esteri (come su quello interno), la Grecia monetarizza il debito stampando moneta: segue fiammata inflazionistica, nascosta dagli istituti ufficiali di statistica ma rilevata dagli aumenti salariali. A quel punto il pattern della Grecia diventa grossomodo coincidente con quello di un film di George Romero.

In definitiva, che l’ipotesi di un’uscita della Grecia si stia allontanando deve essere visto con gioia in primo luogo da chi empatizza con le sofferenze del popolo greco: default selettivi e cambi di valuta sono operazioni ad alto rischio in qualsiasi contesto, ed i rischi aumentano quando il paese in questione ha una classe dirigente e una burocrazia storicamente corrotta e poco capace.

 

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Un pensiero su “The importance of being earnest (soprattutto se si mette le mani sulla banca centrale greca)

  1. Il greco compra tempo ed attende. Ha rilanciato offrendo pochi sacrifici e richiedendo dilazioni e tagli sul debito. I padroni ovviamente non hanno accettato l’offerta (non sono mica scemi): ma intanto il tempo passa.

    L’obiettivo del greco è esattamente questo: menare il can per l’aia, perdere tempo. Le banche tedesche sono imbottite di liquame, contengono derivati e titoli spazzatura per qualcosa come 5,5 volte il prodotto nazionale lordo. La tragedia greca che si profila all’orizzonte non avrà affatto i greci per protagonisti.

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