Cose che non vorremmo sapere.

“La Giustizia e’ come un treno che e’ quasi sempre in ritardo”.
Evgenij Evtušenko

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Si sente spesso dire, talvolta a ragion veduta e altre volte per puro piagnisteo all’italiana, che molti degli ingenti problemi che, da sempre, attanagliano la Grecia altro non sono che un’ inquietante e paradossale amplificazione di quelli nostrani. Giusto per fare qualche esempio sulla bocca di tutti: malaffare, corruzione, spesa pubblica stellare e altro ancora.

Ora, tra tutte queste tristi ed endemiche problematiche che, in più o meno larga misura, accomunano i due paesi v’è n’è una che vede, anche meritatamente, l’Italia possedere il primato (in negativo, ça va sans dire)… E badate bene, cari amici, che non si tratta di una questione di futile rilevanza nel  macchinoso quadro complessivo dell’amministrazione di uno stato. Ma, anzi, e’ uno di quei fattori che più nettamente segna il profondo discrimine tra uno stato civile ed uno che tale non e’. Mantenendo il discorso su fattori prettamente economici, per non dilagare nelle implicazioni etiche e sociali che pur ci sono, stiamo parlando di un problemino che per le imprese italiane costa 1.032 milioni di euro l’anno, secondo uno degli ultimi rapporti accuratamente stilati da Confartigianato. Insomma, lo avrete intuito, vi sto parlando dell’immane piaga rappresentata dai “secolari” tempi della giustizia italiana.
Una di quelle questioni, che più di molte altre, l’Italia si trascina dietro, con drammatica inerzia, da troppo e che, da troppo, costituisce uno di quegli impedimenti oggettivi a qualsiasi bagliore di effettiva ripresa. Orlando per lo meno ci sta provando a compiere l’impresa titanica di dimezzare  l’arretrato della giustizia civile e il tempo dei contenziosi, garantendo una durata di un anno in primo grado con il primo decreto del piano di riforma. Attendiamo con ansia il resto e gli eventuali risultati dell’operazione.

In quanto ai dati, che intendo sempre ricordare, questi parlano chiaro e costituiscono quello che è un vero e proprio unicum per inefficienza e parassitaria lentezza in tutta europa: gli imprenditori per avere giustizia in una causa civile, devono aspettare in media 1.185 giorni (3 anni e 1 mese). I colleghi nel resto d’Europa , invece, la metà: 544 giorni. L’Italia è quasi in vetta alla classifica europea per la lentezza della giustizia civile: ci supera soltanto la Grecia con i suoi 1.300 giorni per chiudere una controversia in Tribunale… Che risultato soddisfacente.  Nell’ambito del procedimento civile si superano i 3 anni, per definire una procedura fallimentare si arriva addirittura a 2.566 giorni (7 anni).Si capisce bene che siamo al limite del delirante. Considerando poi le differenze tra le varie città italiane si potrebbe aprire un altro allarmante capitolo di questa triste vicenda: le attese più lunghe per un procedimento civile presso il tribunale ordinario si registrano nel distretto di Messina con 1.992 giorni, seguito da Salerno con 1.919 giorni, Potenza con 1.831 giorni… Il nord segna performance decisamente migliori.

Il nostro, che un tempo fu culla del diritto occidentale, e’ poi un paese profondamente appesantito da un numero indicibile di cause e da una pernicisone tendenza alla litigiosita’ giudiziale. Per arginare questo male sono state mai previste, fin d’ora, ne implementate soluzioni stragiudiziali per sanare i conflitti. Secondo Confartigianato, dal 1980 al 2013 negli uffici giudiziari si sono accumulati 5.257.693 procedimenti civili pendenti, al ritmo di 325 pratiche al giorno. Per efficienza del sistema giudiziario, l’Italia è al 24° posto tra i 27 paesi dell’Ue.
Se corrediamo al tutto il fatto che il nostro paese e’, per spesa pubblica investita nella giustizia, in linea con la media europea (si attesta da noi allo 0,3% del Pil a fronte dello 0,4 del Pil registrato nella media ) ,allora, ne esce fuori un quadro, quantomeno, da tragedia greca.

Agire su questo fronte con serietà spartana e reale incisività, sarà, si, banale dirlo, ma è strutturalmente necessario per far risalire la china al sistema Italia.

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