Taccuino da Washington. Terza puntata. Bene Rifugio

Sono nato nel 1992.

So cosa si intende per “Bene Rifugio” perché studio economia.

Ho avuto la fortuna di crescere in un’epoca in cui parole come iper-inflazione, svalutazione, speculazione, erano presenti più sui libri che nella vita reale.

Stasera tuttavia, ho deciso di uscire di casa dopo cena, per prelevare un po’ di dollari. Ho preferito non aspettare domani, dovevo precedere l’apertura delle borse.

Non è che tema una svalutazione stile Botswana o un default dell’intera area Euro, anche perché, fosse questo il caso, la somma prelevata sarebbe ridicola.

Ma il fatto che, per la prima volta nella mia vita abbia sentito il bisogno di agire perché “potrebbe darsi che” è un segnale molto indicativo.

Io credo in un Euro forte, appoggiato da un’Europa forte. Credo in una moneta così stabile da non dovermi mai preoccupare, ma neanche minimamente, di detenerla, per paura del domani. Credo insomma nel programma originale di Maastricht, una valuta che ci permetta di affrontare serenamente le grandi sfide che ci attendono nel mondo globalizzato.

Questo deve essere l’Euro, un progetto irrinunciabile, con o senza Grecia.

Adesso anche qui è calata la notte. Il mio augurio è che domani il sole torni a splendere di nuovo sul processo di integrazione europea.

Anche, Vivian Leigh, qualche decennio fa, nella sua casa poche miglia più a sud di Washington, diceva: “Domani è un altro giorno”.

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