L’alba di una nuova (mica troppo) Europa?

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Pur non avendo ancora dei risultati definitivi e secchi sul refendum tenutosi in Grecia oggi sulla proposta della Troika, si può già avere un campione statistico decente per poter affermare che il “no” sta avendo la meglio. Innanzitutto, però, occorre chiarire diverse cose, fra cui:
1) Era un referendum euro/Merkel-dracma/Syriza?
2) Ha avuto davvero una utilità questo referendum?
3) Tsipras sta scappando dalle sue responsabilità?
4) La sconfitta del sì è sconfitta di chi? E la vittoria?
5) Che accadrà?

Andiamo passo per passo.

Numero 1)
Assolutamente no, su tutta la linea. Seppur esso sia stato impostato così da diverse personalità politiche e non, non si tratta nella maniera più categorica di un referendum per la scelta della moneta nazionale greca; si tratta di un referendum su una proposta, peraltro non troppo proibitiva, effettuata dalla triade BCE, Commissione europea ed FMI alla Grecia per tentare di venirle incontro. Proposta che è stata dapprima rifiutata da Tsipras, e poi che è diventata questione di referendum.
Checché ne dicano Grillo, Salvini o chiunque altro volete, la Grecia con il no non sceglie di uscire dall’euro, bensì chiede un’ammorbidimento delle condizioni propostele; tant’è che la prospettiva di un accordo futuro è stata proposta dal governo di Atene dopo i primi risultati.

Numero 2)
Sì e no. Questo referendum ha avuto utilità nel senso che ha dato voce in capitolo alla popolazione greca sul giro di accordi fra Grecia e Troika: si è concesso ad un popolo di esprimersi su una questione di importanza primaria, cosa non da poco.
Da far da contrappeso, però, non ha avuto senso poiché è un referendum su un accordo che non è nemmeno più effettivo dato che è scaduto il 30 giugno, poiché non ha il coraggio (a quanto sembra) di prendersi le sue responsabilità come primo ministro. Quindi che senso aveva? Tsipras si porterà questo segreto nella tomba, probabilmente.

Numero 3)
Vedi numero 2).

Numero 4)
La sconfitta del sì sicuramente è una sconfitta per un’Europa troppo incentrata sull’austerity e meno sugli investimenti (cosa che, peraltro, deploro da buon fan di Keynes), ma di sicuro non è una sconfitta per Merkel, Juncker o chicchessia per un semplice motivo: perché ciò non cambierà il loro orientamento. Per cambiare rotta nell’Unione europea bisogna che una grossa fetta di Stati all’interno del Consiglio dell’Unione europea e del Consiglio europeo proponga una mozione (che dovrà essere valutata e votata, e vi assicuro che le procedure di voto sono di un macchinoso e di un complicato atroce), e bisogna ricordare che la maggioranza dei paesi dell’Unione, per ora, sono a favore di misure tendenti più all’austerità che agli investimenti (Finlandia, Paesi Baltici, Polonia, Paesi Bassi, Germania e così via).

La vittoria del no, invece, è una vittoria di Pirro: sebbene Tsipras attraverso questo referendum abbia “vinto”, sicuramente sarà poi costretto ad accettare un accordo che di poco si discosti dalle proposte passate. Sia perché non ha potere contrattuale poiché è sostanzialmente da solo a compiere questa battaglia, sia perché l’alternativa è il ritorno alla dracma ed alla nullità economica, per la gioia di Putin.

Numero 5)
Difficile dirlo. Cosa a dir poco certa (quello che penso io) è che Atene non tornerà alla dracma: di sicuro un accordo si troverà, che magari soddisferà più una parte che un’altra, ma è un accordo necessario per entrambe le parti contrattuali. Se però neanche Draghi è capace di pensare a ciò che accadrà, chi sono io per farlo?

Ecco ciò che ne penso: il risultato è di certo importante, ma marginale. Ci sarà di per certo un accordo alla fine (come già annunciato da Atene e da altri leader europei), qualsiasi risultato avrà questo referendum. Cosa peraltro che deploro a livello personale è l’Armata Brancaleone dei vari 5 stelle, Fassina, D’Attorre, Vendola, Frattoianni & co. che si sono recati apposta ad Atene per fare campagna elettorale (quale?) e per portare acqua al proprio mulino: il pellegrinaggio santo. Come al solito, la sinistra intellettualoide e filo-Tsipras è più brava a far rivoluzione all’estero che a casa propria.

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