Il Sud Italia non cresce meno della Grecia: SVImez e il dolce far niente delle newsroom italiane

Questo post è un breve dubunking di un parallelismo un po’ forzato ma vorrebbe essere anche una riflessione più generale su quale sia il senso di una professione di intermediazione nel flusso delle notizie, quella del giornalismo, se nelle redazioni nessuno sembra fare lo sforzo di leggere i documenti su cui è incentrato l’articolo (alcuni anni fa aveva avuto un certo successo un grazioso pamphlettino, intitolato Come parlare di un libro senza averlo mai letto: suggerirei di non applicare questa pur intrigante strategia ai documenti di scenaristica macroeconomica) Continua a leggere “Il Sud Italia non cresce meno della Grecia: SVImez e il dolce far niente delle newsroom italiane”

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La strana e pericolosa guerra di Erdoğan

 

Pochi giorni fa la Turchia ha rotto gli indugi e ha lanciato un’offensiva in Siria per colpire l’ISIS, un’azione che molti, specialmente gli Stati Uniti, invocavano da tempo.
Inoltre Ankara ha concesso l’utilizzo di diverse basi militari NATO vicine alla zona dei combattimenti. Erdoğan sembra aver accantonato le riserve su Assad, la cui rimozione era sempre stata considerata come una condizione imprescindibile per la partecipazione della Turchia alle coalizione, e gli altri dubbi soprattutto dopo il tragico attentato di Suruç che ha scosso fortemente l’opinione pubblica turca. Il piano delle operazioni concordato con Washington prevede la creazione di una zona di sicurezza oltre il confine fra Turchia e Siria lunga 98 km e profonda 40. Continua a leggere “La strana e pericolosa guerra di Erdoğan”

Taccuino da Washington, settima puntata. Senatores boni viri?

Scrive Michael Dobbs in “House of Cards”, il romanzo più formativo che un Liberale da Strapazzo potrebbe mai leggere: ”[il question time] è un test di sopravvivenza, che deve più alle arene romane di Nerone e Claudio che agli ideali della democrazia parlamentare. Nel porre domande, i membri dell’opposizione in genere non fingono nemmeno di chiedere spiegazioni, ma cercano soltanto di criticare, di infliggere danni”.

Ora, House of Card originale è ambientato a Westminster, nel parlamento britannico. Lì non ci sono mai stato, e non saprei quindi dire se questa affermazione sia vera. Tuttavia, seppure in un altro paese, mu sono comunque fatto un’idea di cosa Dobbs intendesse nel descrivere le relazioni esecutivo-legislativo.

Ho assistito a un’audizione, stile House of Cards (telefillm), della commissioni esteri del senato statunitense.

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Taccuino da Washington, sesta puntata. Trump e il maggioritario

In questo paese, dove le primarie sono un affare serio e le campagne elettorali inziano con anni di anticipo, hanno fatto clamore le esternazioni dell’eclettico miliardario Donald Trump.

Il riccone platinato, recentemente gettatosi nella mischia delle primarie repubblicane, ha usato frasi non proprio felici, e certamente non politicamente corrette per riferirsi agli immigrati messicani che lavorano negli Stati Uniti. Con un aplomb che farebbe invidia al meglio Salvini, ha chiamato questi “criminali e stupratori”.

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La vera paura di Netanyahu

Se in molti oltre ad Obama e Rouhani (compreso chi scrive) hanno accolto con un certo entusiasmo l’accordo sul nucleare iraniano, lo stesso non si può certo dire di Benjamin Netanyahu. Il Primo Ministro di Israele si è infatti più volte scagliato contro l’accordo raggiunto, sostenendo che spalancherebbe le porte alla costruzione di un potente arsenale nucleare da parte di Teheran che verrebbe usato contro Tel Aviv. Inoltre con la progressiva eliminazione delle sanzioni l’Iran assisterebbe ad un enorme ingresso di capitali che, ammonisce Bibi, finirebbero nelle tasche dei terroristi islamici di matrice sciita, di cui la Repubblica Islamica sarebbe un grande sponsor.

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Cuba, Iran, multilateralismo e successi: la politica estera di Obama

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Oggi, 20 luglio 2015, è una data storica per le relazioni internazionali: un’ambasciata americana verrà aperta a L’Avana, capitale di Cuba, e, viceversa, una cubana verrà aperta a Washington D.C.. Che cos’ha tutto ciò di speciale? Beh, presto detto. Continua a leggere “Cuba, Iran, multilateralismo e successi: la politica estera di Obama”

Sbatti il gossip in prima pagina

Lo confesso. Segni, brigadiere.

“In data xx/xx/20xx, il qui presente Giovanni Mario Pisanu, nato a Sassari il xx/xx/19xx, intratteneva conversazione telefonica con Tizio X. Discutendo di comune conoscenza, apostrofava quest’ultima come “mafiosa”, con chiaro riferimento alla di questi origine sicula. A seguito del suddetto non-reato, seguirà pubblico sputtanamento sui giornali e crocefissione in sala mensa. Aggravante per omofobia non applicabile alla presente fattispecie”. Letto, approvato e sottoscritto. Perché l’ho fatto? Non saprei dirlo. Odio la Sicilia? Per nulla. L’ho visitata più volte, e più volte mi sono fatto irretire da quel miracoloso alveare di contorsioni barocche e mari adamantini. Ahah, allora odi i siciliani, razzistone. Al contrario. La mia tempra sarda, per quel che ne rimane, ben si sposa col siciliano medio: un terrone caloroso e generoso ma parco di parole quanto basta. Eppoi i dolci. E la Magna. E mangiare nella Magna. Ma niente paura: ho precedenti illustri. Continua a leggere “Sbatti il gossip in prima pagina”

Tutto passa dalla rappresentanza europea

C’è un gran cicaleggio su Grecia, Europa, austerity e no-euro, ma si sa, del cicaleggio possiamo farne a meno, delle polemiche anche, e tentare una via più ardua ma più promettente: proporre il futuro. Umile. Sì, lo so. Ma per rimestare sulle ferite c’è stato tempo, e ce ne sarà fin troppo in futuro, e a ogni tranche di pagamento del debito che la Grecia dovrà a ECB, IMF e ai cittadini di mezzo continente sarà un’altra occasione di gridare OXI in piazza o al complotto plutocratico del neoliberismo imperante, così come sarà utile ricordare che così l’Europa non funziona e non funzionerà mai. Ora parliamo d’altro. O meglio, di un aspetto di cui non si occupa nessuno perché noioso, apparentemente inutile e molto politico. Continua a leggere “Tutto passa dalla rappresentanza europea”

Taccuino da Washington, quinta puntata. Un giorno al Congresso

Ieri sono andato al Congresso a sentire un’audizione della commissione esteri della camera riguardante l’Iran. Pur essendo questa stata programmata da tempo, non poteva cadere in un giorno migliore: era infatti la mattina in cui Washington si era svegliata con Kerry che annunciava l’accordo con l’Iran. Una giornata storica, come ebbero a dire molti, se non tutti i giornali. Va detto che il sentimento generale non era proprio di puro entusiasmo, per usare un eufemismo. Per esempio, il presidente della commissione, Ed Royce (R-CA) ha esordito esprimendo tutta la sua perplessità riguardo a un trattato stipulato con un paese il cui leader partecipa a manifestazioni in cui si inneggia alla morte dell’America e di Israele. Continua a leggere “Taccuino da Washington, quinta puntata. Un giorno al Congresso”