“Vecchia Europa” vs. “Nuova Europa” – Grecia, affittasi

Grecia Vendesi

È oramai questione di poche ore: alle 0.00 di domani la Grecia verrà considerata “in arretrato” nei pagamenti dal Fondo Monetario Internazionale poiché non può ripagare il prestito di 1,6 miliardi. Ma lascio l’analisi prettamente economica a chi se ne intende più di me:analisti del Sole, agenti di borsa oppure ad altri Liberali da strapazzo, perché no. L’obiettivo di questo articolo è analizzare la situazione politica da una dimensione più europea, come mi compete.

Uno dei componenti della famosa Troika, la Commissione europea, (colei che in un futuro vorrei venisse chiamato governo europeo, ma lasciamo stare le mie aspirazioni europeistiche) sta avendo un ruolo assai rilevante nelle trattative per bocca del suo presidente: il lussemburghese Jean-Claude Juncker. Quest’uomo, dalla pazienza credo pressoché infinita, ha assistito ad interminabili trattative, inconcludenti nottate ed insistenti chiamate con il governo greco guidato dal premier Tsipras: tutte le proposte effettuate (l’ultima delle quali la trovate cliccando qui), che non sembrano così irragionevoli anche ad uno che non s’intende di macroeconomia, sono state rigettate fino allo strappo finale, consumatesi nella sera del 26 giugno, quando il governo greco ha annunciato di lasciare la parola al popolo attraverso un referendum da tenersi il 5 luglio sull’accettare o meno l’ultima proposta della Commissione europea. Ed ha invitato la popolazione a votare no, con tanti saluti alla libertà di voto. E non dimentichiamoci mai di quando il saggio Varoufakis rimise in ballo i debiti di guerra tedeschi: saggia scelta da alto statista europeo. Il tutto senza scusare ovviamente la scellerata politica di austerity portata avanti dal tandem Merkel-Schäuble, lungi da me farlo.

Nel mentre vi sono state diverse reazioni a questa situazione di emergenza: mentre Tsipras stesso ha richiesto un ulteriore prestito all’ESM (Fondo Salvastati), la Merkel ha già risposto picche, volendo prima aspettare l’esito del referendum del 5 luglio. Dal canto nostro, il Primo Ministro (perché mi rifiuto di utilizzare quelle espressioni costituzionalmente aberranti, come Capo di governo ecc.) Matteo Renzi ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore, descrivendo, a mio avviso, lo scenario in maniera piuttosto chiara: “I negoziati li ha interrotti Varoufakis, purtroppo. […] Il punto è che la Grecia può ottenere condizioni diverse ma deve rispettare le regole. Altrimenti non c’è più una comunità.”. Come sottolineato nella stessa intervista, dare colpa alla Germania per la crisi greca è come dare colpa al gioielliere in un furto ad una gioielleria: si incolpa chi in verità è la vittima (parola esagerata, giusto per far capire il senso). La Merkel, infatti, ha non solo difeso il tentativo di trovare un accordo con i greci, nei confronti del quale larga parte dell’opinione pubblica è contro, ma è stata anche spiazzata dalla decisione del referendum; referendum che, peraltro, è stato impostato in una dicotomia Merkel vs. Tsipras, alias “Vecchia Europa” vs. “Nuova Europa” (che io non ho ancora capito che Nuova Europa sia, ma magari è un mio problema di comprensione).

Conclusione: cari euroscettici, mi spiace deludervi ma non credo proprio che la vostra cruciata anti-euro riuscirà! Permettetemi un’analisi più economica che politica, riassunta in questa deliziosa immagine:

kermit

Ad maiora!


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