Contro i Professionisti dell’Analisi Politica

Non è vero che noi italiani siamo sessanta milioni di CT. O meglio, forse lo è. Tuttavia, la frenesia di urlare contro lo schermo nella vana speranza che Conte, sentendo i consigli che noi esperti tifosi, dalle Alpi alle Piramidi, gli lanciamo affinché sposti Balotelli sulla fascia destra, dura novanta minuti, ed è ogni quattro anni. E poi diciamocelo, tra una Heineken e un’altra (perché la Peroni, che sarebbe addirittura la birra ufficiale della nazionale è bevuta solo dagli attori nella pubblicità e alle grigliate domenicali al parco del Niguarda) è uno strazio che passa assai velocemente.

Cosa non è assolutamente uno strazio veloce, un fastidio temporaneo, è invece l’analisi della sconfitta/pareggio/vittoria. Ahimè non in termini calcistici, ma politici.

L’annosa questione di chi ha vinto le elezioni regionali si ripropone ogni primavera; questo è il vero simbolo che la bella stagione è alle porte, mica le rondini. E così, a fine maggio, il valzer di dichiarazioni, smentite, spumante più o meno stappato, si ripete uguale ogni santo anno. Il primo della fila e ovviamente Chicco Mentana, che insieme al suo compare Bruno Vespa si prodigano nelle loro estenuanti maratone elettorali. Che posso capire fare uno speciale, anche di tutta la notte, sulle elezioni nazionali. Posso comprendere farlo anche sulle presidenziali americane, in fondo l’America è il paese che amo, nonché, che ci piaccia o meno la maggior potenza mondiale. Ma perché, io che sono nato a Ivrea e risiedo a Milano, dovrei essere minimamente interessato al voto in Puglia?

Certo, si dirà, il tuo è menefreghismo, guardi solo al tuo giardino, che mondo sarebbe se tutti fossero come te? E d’altronde nessuno ti obbliga a guardare Mentana, puoi sempre girare sul tre, dove il vero giornalismo d’inchiesta, il watchdog del potere, incarnato nella persona di Fabio Fazio, celebra ogni domenica il suo rito di porre domande scomode e complesse al politico di turno.

E io sarei anche d’accordo ad abbassare le orecchie, vergognarmi della mia pochezza e ritirarmi a vita privata. Non fosse che, Chicco e Bruno, siano solamente i trampolini di lancio delle “Analisi”. Perché in fondo, loro sono cronisti, è il loro mestiere, guardate la povera Sardoni. Possiamo prenderla in giro per quello che compie per guadagnarsi la pagnotta, qualcosa al limite tra il misticismo religioso e feticismo politico, alla quale la poveretta viene sottoposta ogni volta?

Ovviamente no, non è lei il problema. Il problema sono gli esperti.

Quelli che ti sanno dire che se il PD perde in Liguria è colpa del Jobs act. Anzi no, è colpa della minoranza, perché il Job’s act non è abbastanza cattivo. Anzi no, è una chiara indicazione che il popolo vuole indietro la vecchia “Ditta”, innalzando Cupevlo su uno scudo ad Albaro, e portarlo giù fino al porto, tra il giubilo della gente che vede la nuova sinistra risorta.

Come sempre, i problemi sono due, sempre i soliti: la spocchia dei commentatori e la totale mancanza di qualsiasi parvenza di scientificità nei ragionamenti.

Riguardo alla prima è presto detto. Io intellettuale milanese, mi dispiaccio che il popolo Aretino abbia preferito il candidato Berlusconiano al mio. D’altronde, dall’alto dei miei studi universitari so benissimo quali sono i problemi di questa città toscana, quale sia la valenza dei candidati e il loro programma elettorale. Indi per cui, è chiaramente per motivi nazionali, come voto di protesta contro la svolta blairiana del segretario, che l’elettorato ha preferito il candidato non del mio partito. Peccato che il popolo, ancora una volta, si lasci infinocchiare dalle sirene neo-liberiste. Aah se tutti gli elettori potessero leggere i miei articoli e venire ai miei incontri!

Sull’anti scientificità delle suddette analisi, poi potremmo scriverci un trattato. “Ogni volta che Fassina parla, un paradigma di ricerca muore”, mi disse un amico, una volta, mentre seguivamo le analisi. Perché effettivamente i commentatori possiedono dei dati, che il resto della comunità scientifica non ha. Come ad esempio la certezza che il voto europeo, quello nazionale e quello locale siano comparabili, i motivi che hanno spinto i votanti a preferire un altro partito e soprattutto cosa bisogna cambiare per ritornare a vincere.

Ed eccoci giunti al classico “ finché non si rincomincia a parlare di (scegliete una causa cara all’umanità, tra: lotta alla povertà, pace nel mondo, ricercare la nostra identità perduta), è OVVIO che il popolo non ci voti più”. Questo è il segnale che l’elaborazione della non-vittoria è finalmente arrivata alla fase due; quella dell’autocritica.

E qui è tutto uno scatenarsi di frasi fatte, promesse di congressi più o meno anticipati, rimpasti di governi e di X, pardon, Human factories. Perché appunto, ci deve essere per forza una causa che ha portato al fausto risultato, una causa analizzabile prevedibile e cambiabile, che sicuramente potrà essere sezionata, riveduta e corretta, in una partecipatissima riunione a Paullo di domenica mattina.

E veniamo all’ultimo argomento, preferito, da qualsiasi AP (analista politico, ma anche allucinato patologico, vedete voi) che si rispetti: l’astensione. Non ho ancora capito perché il fatto che l’alta partecipazione debba essere un valore in sé, e in caso ciò non avvenga, debba essere per forza un sintomo di malessere riguardo all’attuale situazione politica. Non è possibile che il trend astensionista sia aumentato negli anni per ragioni esogene alla cattiveria e all’incapacità amministrativa, come sostengono tutti i nostri fenomenali analisti? Ovviamente no; come sopra, chi fa le analisi ha regressioni, metodi di ricerca, paradigmi, tutti inglobati nel proprio cervello, roba da far tremare i polsi ai maggiori collettori di big data. Insomma, oltre che di CT siamo un popolo di scienziati sociali, e il vero scandalo, più ancora delle scie chimiche, è che a Stoccolma di questo non se ne accorgano. Un Nobel all’anno dovrebbero darci, gente! E le nostre università dovrebbero surclassare Harvard e l’Mit, vista tanta finezza intellettuale.

Insomma, nonostante il monito dello Smacchiatore di Giaguari sulla pericolosità e l’antidemocraticità dell’Italicum, possiamo forse sperare che una volta entrata in vigore questa nuova legge elettorale, potremmo risparmiarci la grazia tedio morte di questi specialisti dell’analisi politica?

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