Scherzare col fuoco americano

È notizia fresca fresca di oggi: un velivolo russo appartenente alla Russian Maritime Patrol (unità di pattuglia marittima dell’aviazione russa) ha sfiorato il pontile di una nave americana in ambito NATO sul mar Baltico durante un’esercitazione assieme ad altre 3 navi. Seppur essa può sembrare una notizia di poca rilevanza, si tratta di un quasi-incidente che si inserisce nella più vasta cornice dei rapporti sempre più rigidi fra Stati Uniti e Federazione Russa dopo l’annessione (peraltro pienamente illegale secondo il diritto internazionale) russa della Crimea.

Mentre gli Stati Uniti hanno comunicato di voler rinforzare la propria presenza militare con mezzi pesanti nei paesi dell’Europa dell’est, sale la tensione nel Mar Baltico. Secondo fonti del Pentagono l’aereo russo si è avvicinato troppo e troppo velocemente alle navi NATO, rappresentando una minaccia. L’incidente, riporta il canale di informazione americano CNN, è accaduto l’11 giugno ed è stato comunicato solamente oggi. La scena dell’avvicinamento dell’aereo russo e’ stata ripresa dal cacciatorpediniere americano USS Jason Dunham, che stava operando nelle acque del Baltico insieme ad una nave francese, una tedesca e una britannica. Il video pero’ non è stato ancora reso pubblico.

Sebbene il passaggio degli aerei da ricognizione russi nel mar Baltico sia oramai diventata una routine, molti sottolineano come sia la prima volta che un velivolo si abbassa in maniera così considerevole sulle navi della NATO. Intanto il Comando Americano in Europa sta valutando ulteriori passi da intraprendere per assicurare alle proprie navi da guerra nel Baltico e ai propri aerei che operano nella regione la massima sicurezza possibile.

Queste mosse avventate dell’ormai autoproclamatosi Zar di Russia Vladimir Putin si inseriscono nel quadro più ampio di un tentativo della Russia di dare prova della propria forza militare e mostrare i muscoli per poter finalmente uscire dall’autoimposto isolamento diplomatico e (quasi) commerciale. Infatti le sanzioni commerciali imposte da Stati Uniti ed Unione Europea, strumento legittimo secondo il diritto internazionale, dopo l’illegale annessione russa della Crimea stanno facendo il loro effetto, checché ne dicano i vari Salvini ed esperti (si fa per dire) di economia internazionale: il valore del rublo sulle principali monete è crollato e comincia a sembrare che esse stiano cominciando a sortire l’effetto desiderato. Nonostante ciò, però, Putin, a costo di far soffrire la stessa popolazione russa, tiene barra dritta e non accenna a cambiare idea.

Il tentativo, seppur ben celato, di Putin di spaccare l’Europa in due e di girarne una parte a suo favore, si esplica in due principali campi di azione, agendo su due paesi: l’Italia e, in maniera maggiore, la Grecia.
In Italia si è visto come, durante la sua visita all’EXPO Milano 2015, ha attaccato duramente le sanzioni: ha infatti dichiarato che “[…] gli imprenditori italiani non vogliono interrompere i loro mutuali avvantaggiosi progetti con la Russia […]”
Fortunatamente, però, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Gentiloni ha affermato che non crede che la “Russia è davvero così interessata affinché l’Italia rompa il fronte con i suoi alleati perché sa che ciò non accadrà mai“.
Secondo fronte su cui la Russia insiste è, come prevedibile, la Grecia: la Russia in prima fila, assieme alla Cina, è pronta a correre in soccorso ad Alexis Tsipras, portando nelle casse di Atene una cifra che si aggira intorno ai 15 miliardi di euro.
Questo flusso di denaro dovrebbe essere anche connesso al Turkish Stream, il nuovo gasdotto che, passando per la Turchia, taglierebbe di fatto fuori l’Ucraina dall’approvvigionamento energetico proveniente da Mosca, andando a sostituire il South Stream, cancellato a causa della crisi ucraina e delle conseguenti sanzioni che la Ue e gli Usa hanno adottato contro Mosca.
In più, la Russia ha chiesto anche alla Grecia di far parte della banca dei paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), la nuova alternativa dei paesi emergenti alla Banca Mondiale.

Insomma, lo scenario politico mondiale sta cambiando rapidamente, ma non verso tanto il futuro, quanto verso il passato. Che sia una nuova guerra fredda?

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