La strategia di Cameron dietro il referendum

Dopo le elezioni del 7 maggio scorso per rinnovare tutti i 650 collegi in cui è elettoralmente diviso, il Regno Unito ed i suoi elettori hanno dato un forte mandato a Cameron, rieleggendolo come “Prime Minister” per la seconda volta di fila, con un non indifferente 36,9% di voti.
Questa vittoria così netta, decisamente inaspettata, ha consentito al leader dei Conservatori di avere una forte maggioranza in Parlamento e di agitare lo spauracchio di un referendum da tenersi nel 2017 in tutto il Regno Unito sulla sua permanenza (o meno) nell’Unione Europea, a meno che non vi sia una rinegoziazione dei principali trattati alla base dell’Unione. Di tale referendum ha parlato anche Sua Maestà Elisabetta II nel tradizionale discorso che il monarca di turno tiene durante lo State opening of Parliament (apertura del Parlamento dopo le elezioni): “[…] Il mio governo rinegozierà la relazione del Regno Unito con l’Unione Europea e cercherà di riformare l’Unione stessa per il bene di tutti gli stati membri. Assieme a questo, sarà introdotta una legislazione per fornire un referendum dentro-fuori sulla membership dell’Unione Europea prima della fine del 2017[…]”.

La principale ragione per cui Cameron ha tirato fuori dal cappello magico la malsana idea di tenere questo referendum (perché vi assicuro che, nel caso positivo, la Gran Bretagna è condannata alla irrilevanza ed alla subalternità agli Stati Uniti sul piano internazionale) non è dovuta per mere ragioni di conservazione di sovranità, alla quale peraltro i conservatori e molti inglesi sono attaccati, ma più che altro per due motivi: per calmare i mal di pancia interni e per rubare terreno elettorale all’UKIP (United Kingdom Independence Party) del leader ultra-euroscettico Nigel Farage, noto alle cronache italiane per la sua fantomatica alleanza con il M5S del pagliaccio Grillo.

Innanzitutto, molti suoi ministri e membri del partito hanno già dichiarato che parteciperanno ad una forte campagna a favore di un’uscita inglese dall’UE (la fantomatica Brexit): come si poteva prevedere, i membri del Parlamento inglese conservatori sono ben che felici dell’intenzione del loro leader di rinegoziare l’appartenenza britannica all’Unione Europea, prima di dare semaforo verde ad un referendum a cui molti abitanti dell’Isola sognano da tempo.
Tutto ciò può essere alla base della dichiarazione rilasciata dal Primo Ministro inglese al G7 tenutosi al castello di Elmau, in Germania: “Sono stato molto chiaro a proposito. Se si vuole far parte del mio governo, bisogna accettare il fatto che siamo impegnati in una negoziazione, per avere un referendum e che porterà ad un risultato favorevole alle nostre richieste”.

Questa bizzarra inversione ad U al G7 è un chiaro indizio su quanto il tema dell’appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea sia non solo particolarmente sensibile nel Paese, ma anche nello stesso partito di Cameron. Nella Camera dei Comuni, i membri del Parlamento hanno tenuto martedì il primo dibattito sulla bozza di legge di referendum sull’UE, con i Labour a favore di essa. Quello che accadrà poi è sconosciuto ai più: probabilmente i Labour ed il SNP (Scottish National Party) faranno campagna per un Sì, mentre il numero dei Conservatori a favore della permanenza dipenderà da quanto (e come) Cameron riuscirà a negoziare.

Ciò di cui si è più o meno sicuri è che circa un quarto dei 331 membri del Parlamento conservatori faranno campagna per un No alla permanenza, indipendentemente da quanto Cameron riuscirà ad ottenere con i partner europei.

La seconda motivazione è per arginare ciò che sembrava, almeno fino alle elezioni del maggio 2015, la dilagante adesione degli inglesi alle ideologie euroscettiche ed eurofobiche di Nigel Farage, pertanto poi ridimensionate dal risultato delle elezioni stesse (in parte dovuto al sistema elettorale inglese, fortemente maggioritario).

Ciò su cui ora i bookmaker stanno scommettendo non è solo qualcosa che intaccherà pesantemente (ed in maniera negativa) l’economia e la politica britannica, ma anche i destini dei popoli europei e la loro possibile coesione contro minacce esterne.

Come diceva il buon Orazio, carpe diem, quam minimum credula postero.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...