Fermi tutti: cos’è il #liberalismo?

Quando Alice si perse nel giardino al di là della piccola porta dalla quale era passato il Bianconiglio, si ritrovò alla presenza di uno strano essere, un bruco comodamente adagiato su di una foglia gigante a fumare con gusto un narghilè. I cerchi di fumo colorato si alzavano a ogni sbuffo, finché il Brucaliffo (così si chiamava quell’essere) si voltò verso la giovane Alice.

“Chi sei tu?” chiese marcando ogni parola.
“Mi chiamo Alice” rispose lei “E sono una giovane elettrice. Tu chi sei?”.
“Io?” esclamò il Brucaliffo ergendosi sulla sua foglia e sbuffando fumo dalle narici “Io sono un liberale!”.
“Non ho mai conosciuto un liberale…” mormorò Alice “È una persona cattiva?”
Il Brucaliffo rise e disse: “Una persona cattiva? No, no: un liberale è una persona che crede semplicemente che ogni tua azione sia espressione di libertà e responsabilità individuali”.
“Da dove vengo io” rispose Alice “nessuno parla di responsabilità individuale. Però mi hanno detto che i liberali e i neo-liberisti stanno distruggendo il Paese….”
Il Brucaliffo ingoiò il fumo e tossì violentemente diventando spaventosamente paonazzo. “Neo-liberisti? Cos’è questa parola?”.
“Ogni volta che succede qualcosa” spiegò Alice “mi dicono che la colpa è del neo-liberismo: la crisi, l’euro, le guerre, i migranti. A lezione mi hanno insegnato che vogliono distruggere la scuola e fare un sistema scolastico neo-liberista, ci sono persino università che insegnano il neo-liberismo. Pensa, Brucaliffo, che ora stanno votando un trattato per il commercio internazionale che distruggerà le nostre coltivazioni in un chiaro intento neo-liberista”.
“Mia piccola Alice” mormorò il Brucaliffo “Ho l’impressione che la tua mente sia solo un po’ confusa: già gettare nello stesso calderone liberismo e liberalismo è un’avventatezza, giustificata solamente dalla tua giovane età. Il Paese da dove vieni tu deve 50% del suo PIL allo Stato – questo significa che il 50% di tutto quel che viene consumato, investito (ahinoi, non molto), prodotto è di matrice statale, non di mercato. Nel Paese da dove vieni i trasporti ferroviari sono un quasi-monopolio di stato e la stessa società che dovrebbe concorrere con altre società di trasporto possiede la rete ferroviaria e decide il costo dell’affitto per le tratte. Nel Paese da dove vieni tu, mia cara Alice, si dice NO! a un progetto di collegamento rapido tra i Paesi confinanti, un investimento di cui vedremo i frutti da qui a 20 anni, si dice NO! alla ricerca di idrocarburi che potrebbe rendere la sua economia più indipendente dal punto di vista energetico. Nel Paese da dove vieni tu si dice no al TAP, un gasdotto sotterraneo di due metri di diametro, NO! all’euro anche se è l’unica cosa che ancora tiene in piedi i conti del Paese, NO! al commercio anche se la base produttiva è fortemente orientata all’export. Nel Paese da dove vieni, la sicurezza è gestita da Polizia di Stato, Polizia Municipale, Polizia ferroviaria, Polizia postale, Guardia di Finanza, Guardia Forestale, Carabinieri, e ognuno di questi corpi ha un proprio apparato, proprie divisioni e capacità d’indagine che si sovrappongono; pensa, mia cara Alice, che nel Paese da dove vieni tu la burocrazia ha invaso ogni aspetto della vita sociale ed economica, generando un sistema di welfare parallelo che ha creato, nel tempo, un serbatoio di voti e di posti di lavoro. Alice, nel Paese da dove vieni tu, si arriva a pagare il 55% del proprio stipendio in tasse a fronte di servizi scadenti, infrastrutture obsolete e scarsi investimenti. Mia cara Alice, nel Paese da dove vieni, ogni volta che si tenta una riforma seria, i sindacati del settore scendono in piazza per protestare per paura del cambiamento, qualsiasi tipo di cambiamento: la scuola è irriformabile, le istituzioni centrali e periferiche appaiono irriformabili, il fisco è difficilmente riformabile, il mercato del lavoro si è appena riformato dopo anni e anni di dibattito e lotte politiche. Nel Paese da dove vieni tu i professionisti hanno tutti un albo di riferimento, con regole e regolamenti interni propri, e nessuno è riformabile, né liberalizzabile. Mia cara Alice, nel Paese da dove vieni tu, una sentenza trasferisce da un giorno all’altro risorse spendibili per la nuova generazione alla generazione dei vecchi pensionati, la quale si era votata ai bei tempi un pacchetto pensionistico che i giovani di oggi non immaginano e non si sognano neanche. Nel Paese da dove vieni i sindacati hanno tenuto tanto sotto scacco i Governi che in vent’anni dalla fine della Prima Repubblica non si è mai riusciti a riformare per davvero il mercato e la struttura dello Stato”.

A quel punto Alice si sedette su un fungo gigante che cresceva poco sotto il Brucaliffo e sospirò. “Ma queste sono cose di destra!” sospirò e una lacrima le rigò la guancia.
“Mia cara, piccola e ingenua Alice” il Brucaliffo si sporse oltre la foglia sul quale era comodamente seduto e sbuffò lunghi cerchi di fumo “Cosa vuol dire destra? Cosa vuol dire sinistra? I tempi cambiano, le parole mutano, e con le parole mutano i significati che attribuiamo alle categorie. O forse sono proprio le categorie che debbono essere sostituite…”.
“Il Jobs Act è di destra” provò a dire Alice alzandosi e guardando severa il Brucaliffo “Aumenta la flessibilità e toglie diritti ai lavoratori!”.
“Mia cara Alice, la flessibilità non è una parolaccia: nel mondo globalizzato, ogni persona è chiamata a rispondere con le proprie capacità e le proprie competenze a un mercato in continua evoluzione. Restare a forza in un’azienda anche se il tuo datore di lavoro non ti vuole più per mille o più motivi non solo è ingiusto nei confronti di chi investe i propri capitali nel rischio d’impresa, ma anti-economico per rimanere sul mercato; ma è giusto che vi sia un pagamento a fronte della cessazione del lavoro, così come una rete efficiente che riesca ad accoglierti nella perdita e nella nuova ricerca di occupazione”.
“Io non capisco, Brucaliffo” sospirò Alice “mi hanno sempre detto che il mercato è il male assoluto”.
“Mia cara Alice, il mercato è un luogo neutro di scambio. Sul mercato viene valutato il prezzo di merce tangibile e intangibile sulla base delle proprie informazioni, gusti, percezioni e capacità di negoziazione. Il mercato non è bene, né male, ma un’istituzione sempre esistita e che sempre esisterà come parte della società umana. Il vero nodo è la società che si vuole costruire intorno al mercato: una che vuole sfruttarne ricchezze e capacità, o una che si ripiega su se stessa e ne ostacola le potenzialità? Mia cara Alice, lo sviluppo e la competitività rendono un Paese ricco, non lo Stato: lo Stato può aiutare, sorreggere, correggere, ma non dimenticare che lo Stato funziona per mano di uomini e donne che ne definiscono limiti e obiettivi, mentre il mercato non ha una volontà d’imposizione, ma crea un luogo – vero o fittizio – di incontro tra chi vuole offrire e chi ha necessità di comprare qualcosa”.

A quel punto, confusa e silente, Alice si allontanò dal Brucaliffo e ricominciò a camminare nel meraviglioso giardino che cresceva al di là della porta.

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