Sinistra Destra e Economia

Vi siete mai chiesti perché la battaglia più feroce al Job’s Act sia stata compiuta dai partiti della sinistra anacronistica ( X, pardon, Human factor di Vendola e la minoranza PD), mentre le restanti opposizioni hanno fatto ben meno cagnara?

Non vi siete mai meravigliati che i partiti di destra non parlino mai di temi economici? Certo c’è la Lega che ogni tanto tira fuori qualche boiata come l’uscita dall’Euro o la flat-tax, senza neanche sapere cosa vogliano dire; memorabile, in tal senso, era stato il Giovane Padano che in TV disse che la suddetta tassa l’aveva voluta il celeberrimo presidente pizzaiolo, Ronald (O)Rigan.

Tuttavia la Lega stessa passa le sue giornate ad abbaiare contro i migranti, altri partiti più moderati si occupano del complotto massone giudiziario ai danni del loro leader (anche se meno di un tempo, va detto), e di economia non si sente mai una parola.

A queste domande prova a rispondere un paper interessante che ho letto recentemente.

Questo articolo, di Travis e Potter (2014) parte dall’assunto che in situazioni di diseguaglianza economica, l’elettore mediano sarà tendenzialmente povero. I partiti di sinistra, storicamente favorevoli ad una maggior redistribuzione, avranno gioco abbastanza facile ad accaparrarsi il suo voto, e dunque il voto che probabilmente li porterà a vincere le elezioni. Per tale motivo la sinistra insisterà molto su temi economici. La destra, al contempo non potendo certamente focalizzarsi su campagne anti-distributiva, dovrà quindi far propri altri temi, quali ad esempio i valori sociali e morali, e distogliere l’attenzione dell’elettorato dalle vicende economiche.

Questa ipotesi, che sembra molto ragionevole, trova effettivamente un riscontro empirico. L’identification strategy utilizzata è molto interessante. I ricercatori svolgono la seguente regressione

Emphasiscpe= β0+ β1 inequality+ β2ideology+ β3(inequality*ideology)+(controls)+ c+ p+ εcpe

Dove l’enfasi data da un partito p, in un paese c, è regredita sull’ineguaglianza e sull’ideologia di quel partito stesso. L’enfasi e l’ideologia del partito sono misurate tramite CMP (comparative Manifesto Project), mentre per la disuguaglianza viene ovviamente usato l’indice di Gini. Infine c e Ὑp sono intercette a livello di paese e partito utili per calcolare la varianza.

Come dati sono stati usati valori riferiti a 450 partiti in 41 democrazie in giro per il mondo. Il periodo considerato va dal 1945 al 2010.

I risultati tendono a confermare l’ipotesi di partenza; in particolare β3 assume un valore pari a 0,18 (livello di significatività dell’1%) quando l’ideologia è destra e l’enfasi è sui valori.

Se, andiamo a guardare l’indice di Gini dell’Italia, nel 2014, avevamo un livello di .31. Questo potrebbe spiegare perché i leghisti vogliano continuamente fermare l’invasione mentre la sinistra “vera” si inventi qualsiasi possibile scusa per non cambiare lo status quo attuale.

Un ulteriore ricerca, sempre riguardante il nostro paese, a questo punto utile da svolgere, è quella di indagare l’efficacia del parlare di tempi economici vs l’effetto di parlare solamente di alcuni temi economici, quali redistribuzione, tassazione, welfare. Si potrebbero così capire le posizioni reazionarie di sindacati e sinistra dura sulla nuova disciplina lavorativa.

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