Comunismo e social network

Sul fatto che il comunismo e la democrazia non vadano a braccetto, direi che la storia parla per sé.

Sull’efficienza del libero mercato sono stati scritti anche troppi saggi; Smith, Pareto, Von Hayek solo per citare i primi che mi vengono in mente.

Hannah Arendt ci documenta sulle conseguenze dello stato totalitario, Popper si scaglia contro lo storicismo, Solženicyn narra la vita nei gulag.

Ciò che ci mancava era un filone di antologia intitolata: “Comunismo 2.0: Il PCUS e i social network”.

Bene da ieri esiste anche questo.

Infatti è possibile consultare a questo link, gli ordini che il Partito Comunista (si, esiste ancora) impone ai propri iscritti riguardo alla comunicazione digitale. La cosa, ha ovviamente destato l’ilarità del mondo interno, e nel giro di 24h L’Espresso, La Stampa e Vice hanno dedicato articoli al fenomeno.

Ora, la cosa che personalmente mi ha stupito di più, non è il fatto che il PC si sia dotato di un regolamento internet, al fine di limitare le già molto probabili, figuracce mediatiche. Né, tantomeno, lo stile pomposo e retrogrado che il partito di Marco Rizzo dà a questo comunicato. D’altronde, in assenza di essi, che partito comunista sarebbe?

No. Sono invece rimasto allibito dai termini usati nell’editto; si possono infatti leggere espressioni come: “La natura dei social-network spinge oggettivamente all’indivividualismo (sic!) e alle peggiori performance di protagonismo” indi per cui “E’ fatto assoluto divieto a ogni iscritto al Partito (tanto più se dirigente) a fare considerazioni e analisi politiche generali autonome” in quanto tali osservazioni “spettano solo all’account nazionale, a quello del segretario generale, a quello del Ful e del Fronte della Gioventu’ Comunista”.

Particolare curioso è che ogni account del partito deve: “comunicare riservatamente alla Direzione Centrale (nella persona del Coordinatore) la password.

Insomma, non sono bastati settanta anni di disgrazie, tutto in nome di ideali irrealistici e dannosi. Non è bastato il sostanziale fallimento del modello sovietico, la conseguente fine della guerra fredda e del dualismo USA URSS. Non si accontentano neanche di avere trasformato “Il più grande partito comunista di Europa” in un circolo per il tressette.

Da questi comunicati trasuda ancora l’odio per l’individualismo. Si evince ancora la radice antidemocratica e liberticida degli ordini, promulgati dal comitato centrale che tutti gli iscritti devono condividere in nome del raggiungimento del socialismo.

E penso di parlare a nome di tutti gli autori, che un movimento di pensiero che tende ad azzerare la coscienza, la capacità e le caratteristiche dell’individuo non godrà mai delle simpatia di queste blog.

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